Tapinambour: una rubrica di Ezio Dadone

Una rubrica di svago realizzata e curata da Ezio Dadone.

2º puntata

Partiamo dal presupposto che probabilmente sono un bastian contrario, ma dopo questo ennesimo natale fatto di servizio dei telegiornali riciclati dall'anno prima, di zuccheri a velo, di mezzo arco costituzionale che si riempie la bocca della parola famiglia, ebbene mi son deciso di chiacchierare di violenza domestica, di violenza sulle donne, di stalking. Non che le tre cose siano sinonimi, ma visto che il mio compito è letterario e non normativo mi sento autorizzato a confondere i dettagli per prediligire la maieutica della sensazione. Deve venir alla luce l'indignazione, la rabbia, l'incazzatura. E poi chissà che prima o poi qualcuno trovi pure delle soluzioni, che le mie chiacchiere certo non servono a niente. Stalking è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata. Lo stalker può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito. Ma in famiglia si va ancora oltre, e la violenza assume forme fisiche, spesso sessuali, quasi sempre dell'uomo contro la donna.

Intimità famigliare

In fotografia vi propongo una mia scultura (Intimità famigliare – 2007) che ha l'ambizione di fermare queste situazioni in un’immagine fatta di mani legate, penetrazioni e dolore di un viso che deve comunque apparire curato, se no la questione esce dalla famiglia ed il violento perde il suo controllo.

Si cammina in un mondo in cui la daltonia non è più un limite, tanto è tridimesionale quello che si incontra. Non sempre solido, anche se spesso ammacca, a volte fatto di umidità incontrollate, tutto che si tocca sempre. Non solo con le mani, ma tutto arriva addosso, e pure con gli occhi chiusi non si perde nulla. Per l'ennesima volta le parole senza un contesto si riducono a suono. La famiglia per conto suo ha un significato neutro, include tutto e non si specializza in nulla. Per declinarla in termini più positivi bisogna metterci gli individui, scegliendoli bene, che se non si trova quelli giusti si ricade nel caso precedente. La famiglia è una costruzione umana, non faccio crociate, anzi è un concetto che pure mi piace ed a volte arrivo a condividerlo. Ma non è la parola magica, sebbene sia semplice, e non vuol dire essere a priori dalla parte giusta.

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